mercoledì, 20.02.08

REPORTAGE: "Caldarari"


photo: Antonescu Sorin (fotogiornalista rumeno per PerAspera)

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di Antonescu Sorin

"Caldarari" è un lavoro fatto dagli zingari, consiste nel creare manufatti dal metallo. Il reportage è stato scattato a Brateiu, un villaggio nei pressi di Sibiu (capoluogo del distretto omonimo, nella regione storica della Transilvania - Romania).

150 anni fa, il 20 febbraio come oggi, gli zingari furono liberati dalla schiavitù in Romania. 



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sabato, 15.12.07

REPORTAGE: Scorci di Turchia


photo: Massimo Pistore

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di Massimo Pistore

Le moschee, i minareti che disegnano il profilo di Istanbul, l’invito alla preghiera dei muezzin che risuona dall’alba al tramonto, il velo sul capo delle donne - nero che lascia solo intravedere il viso o multicolore elemento di moda. Le bandiere, molte, le statue e soprattutto i ritratti di Ataturk, letteralmente il “padre della patria turca”: Ataturk, figura che si incontra con tale, capillare e domestica regolarità da far pensare, al di là di un sano scetticismo, ad un suo vero legame con la vita dei turchi ancora oggi. E poi la Turchia rurale, quella delle piccole città dove è ancor più tangibile la cordialità della gente e la curiosità dei giovani, la Turchia stupendamente riassunta negli ‘otogar’ di ogni paese e città. Difficile da raccontare, meglio accontentarsi di qualche impressione.

 

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martedì, 11.12.07

REPORTAGE: Images from Tiglarie


photo: Antonescu Sorin (fotogiornalista rumeno per PerAspera)

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di Antonescu Sorin

The neighborhood Tiglarie in Dumbraveni, Sibiu, looks like a broken mouth. The place is called Tigalarie, from the old tile (Tiglarie-tilery) factory located in the area. The houses are sheltered from storms with plastic raps have red walls that look like they have been eaten by a strange plague.

If you ask Nicolae Varga what does he do for a living, he shrugs his shoulders and says that he stays."I'm a Plummer. I have no qualifications because I learned the trade from somebody else. But we can't find work. We work for some people, never contracted.", laments Nicolae.

Sometimes he sings with the children at the neighborhood's church: a house where protestant sermons are given. He plays the drums, so that God may help him. The only hope Nicolae has, is no longer his own work, but his 2 sons that now live in the United States He gave them for adoption in '91. He now twists and turns to find ways to find them."Ma tan ei minte, how could it not! As for the gipsy blood, it stays gipsy! Only if they knew about us, so that they would help".

 

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mercoledì, 21.11.07

REPORTAGE: London from another point of view

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photo: Antonescu Sorin (fotogiornalista rumeno per PerAspera)

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giovedì, 08.11.07

REPORTAGE: Il villaggio di Osorhei (Romania)

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photo: Antonescu Sorin (fotogiornalista rumeno per PerAspera)

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di Antonescu Sorin

Welcome! To the gypsy community in Osorhei, Bihor, that is so very, very close to Oradea, the mighty  European city…The colony that  has over 300 souls and  is very appealing due to it's special charm…Those life forms unfold  the most weird and grotesque adaptation strategies  to a very unfriendly environment.

"The third world" becomes a very obsolete concept , and the reality asks for the invention of a fourth level on the degradation scale. The horse, the man, the rat share together  their living quarters, without any discrimination, without any conflicts,….without any hope that they might part sometime in the future. The famine executes her almost  deadly dance among the adults and the children that go about barefoot. In the summer , the best meat is the melon, in the winter,.. it's a bit more difficult. The brutal stench assaults you from every angle. The senses risk total atrophyation , among the variety of rottened things that "recreate" the atmosphere and the manure, fresh, trodden on the house's walls  or dotted about through the room in witch the family's crock is parked…Used iron is very hard to find. There are less bricks made, every day, there isn't a market for them. Social support  doesn't exist anymore.

Welcome! To the gypsy community in Osorhei, Bihor,that  is so very , very close to Oradea, the mighty European city.



COSA NE PENSATE DELLA QUESTIONE DEI RUMENI IN ITALIA E DEI RAPPORTI FRA I DUE PAESI?

 

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mercoledì, 18.07.07

Gioventù - Esiste ancora l'ideologia?


photo: Davide Macchia

Spesso si sente dire che i giovani oggi non hanno più ideali, che sono materialisti, che non è più come una volta! Con questo scatto avevo voglia di documentare che non è così! I giovani hanno ancora idee, hanno ancora passione, e la esprimono con tutto il proprio cuore, indipendente dal "colore" della propria parte o degli ideali che si perseguono.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2007

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sabato, 03.03.07

Ideologia? Un’arma a doppio taglio

Dachau
La bocca del forno crematorio del campo di sterminio di Dachau (photo: Enrico Bona)

di Biagio Curtopasso (Sc. Politiche - Relazioni Internazionali - LUISS Roma)

Utilizzando una definizione vocabolaristica potremmo indicare una ideologia come un insieme di idee solitamente organizzato in un sistema più o meno coerente. Anche da una scarna definizione come questa, si capisce dunque che è dalle idee che bisogna partire, o più precisamente dalla forza, alle volte enorme, che queste sono in grado di esercitare. Sono le idee che, infatti, muovono l’umanità nelle diverse direzioni che tracciano il percorso della storia, dalle idee deriva all’uomo la forza di compiere le imprese più audaci, la speranza di poter rivoluzionare il mondo.

Per tornare ad utilizzare un lessico “da vocabolario”, quindi, possiamo definire l’ideologia come una credenza o un’idea importante per la condotta, capace cioè di influire sul comportamento di individui o gruppi. Ed è proprio qui che si nasconde il pericolo. L’enorme capacità che le ideologie hanno di far presa sulle persone può condurre ad esiti terrificanti, per rendersene conto basta guardare alle tragedie prodotte dagli “ismi” che hanno caratterizzato quasi tutto il secolo scorso. Le ideologie hanno avuto in passato, e quindi è lecito pensare che possano averlo anche ora, il potere di “obnubilare” le menti di milioni di persone, di rendere il “fine” che esse propugnano talmente importante da far considerare lecito qualsiasi mezzo atto a raggiungerlo. Questi mezzi hanno spesso avuto nomi come guerra, sterminio, violenza e genocidio.

L’ideologia è un’arma a doppio taglio; accanto allo slancio genuino che sa conferire a chi combatte per qualcosa c’è il rischio che possa far apparire tutto il resto come secondario, compreso il rispetto per la vita umana.

Si è spesso portati ad identificare le ideologie con i regimi totalitari che hanno soffocato l’Europa e il mondo nel corso del secolo scorso, e che purtroppo in qualche caso ancora oggi sopravvivono, ed è indiscutibile che questi regimi abbiano effettivamente avuto delle basi ideologiche. Tuttavia sarebbe sbagliato, a mio avviso, attribuire all’ideologia un’immagine solo negativa. Come ho già detto c’è nelle ideologie un elemento propositivo, che spinge all’azione, che riesce a dare un’anima alle cose, ed è questo elemento che va salvato.

Tenendo lontani gli eccessi e le violenze alle quali un approccio ideologico alle questioni politiche, sociali o economiche può portare, è possibile quindi utilizzare la forza delle idee come un motore in grado di darci la spinta ad impegnarci a fondo per la realizzazione degli obiettivi a cui teniamo. Ma la capacità di ragionare con la propria testa non deve in nessun caso cadere ostaggio dell’ideologia.

 

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