sabato, 26.01.08

Dizionario ragionato di una crisi di governo

La crisi di governo è regolata nei principi generali dalla Costituzione, e nelle sue dinamiche da consuetudini e prassi che si sono formate negli anni.

COSA DICE LA COSTITUZIONE - La carta costituzionale detta poche regole. Il principio fondamentale ( art. 92 ) è che il presidente della Repubblica nomina il presidente del consiglio e, su proposta di questi, i ministri. Una volta nominato ( art. 94 ), il governo deve presentarsi entro dieci giorni alle camere per avere la fiducia. Quando la crisi non trova soluzione, il capo dello Stato, sentiti i presidenti delle Camere, può sciogliere il Parlamento per andare alle elezioni anticipate, da tenere entro settanta giorni ( art. 88 ).

LE CONSULTAZIONI - La prassi delle consultazioni si è instaurata per far conoscere al capo dello stato il parere dei partiti, e dargli modo di scegliere la persona che possa avere la fiducia delle Camere. Il capo dello stato ascolta anche i presidenti delle camere e gli ex presidenti della Repubblica.

L'INCARICO - Quando il capo dello stato affida l'incarico di formare il governo, è prassi che il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INCARICATO accetti CON RISERVA, per verificare se i partiti sono disponibili a sostenerlo. In caso positivo, SCIOGLIE LA RISERVA e presenta la lista dei ministri; se fallisce, RIMETTE IL MANDATO nelle mani del capo dello Stato (che può riaprire le consultazioni o dare un altro incarico).

IL MANDATO ESPLORATIVO - In situazioni di incertezza, il capo dello Stato affida ad un'alta personalità l'incarico di "esplorare" le intenzioni dei partiti. Un importante incarico fu quello affidato da Cossiga alla presidente della Camera, Nilde Iotti, nel 1987, prima volta per un esponente del Pci. A metà fra incarico e mandato esplorativo si pone il PREINCARICO: in questo caso, l'esploratore è la persona che il capo dello stato ha poi intenzione di nominare. Nel 1998, fu Prodi a ricevere un preincarico da Scalfaro; ma l'esito fu negativo.

RINVIO ALLE CAMERE E REINCARICO - Col rinvio alle Camere, il presidente della Repubblica chiede al governo dimissionario di tornare a chiedere il voto di fiducia. L'ultimo precedente è quello del governo Prodi del 2007. Nella crisi attuale il rinvio non è possibile, perché il governo ha avuto la sfiducia; resta possibile il REINCARICO, che consiste nell'incaricare il presidente uscente di formare un nuovo governo.

VARI TIPI DI GOVERNO - Quando la crisi viene risolta da un accordo fra partiti, nasce una maggioranza politica. Quando non é possibile, si possono creare diverse situazioni: GOVERNO ISTITUZIONALE - Il presidente incarica un'alta personalità che occupa (o abbia occupato) una posizione 'super partes', come il presidente di una camera. Questi non tenta la strada di una maggioranza omogenea, ma cerca un accordo nell'interesse delle istituzioni. Può essere anche GOVERNO DI GARANZIA, perché la posizione super partes di chi lo presiede é considerata di garanzia per tutti i partiti.

GOVERNO TECNICO - Simile al governo istituzionale, è caratterizzato dal fatto che il presidente del consiglio e una parte dei ministri sono tecnici e non politici. Il governo più tecnico della storia fu quello di Lamberto Dini, nel 1995, di cui non faceva parte neanche un parlamentare.

GOVERNO A TERMINE - In situazioni di incertezza, si insedia un governo con un programma delimitato per lasciar maturare le condizioni di una maggioranza politica. Tipici governi a termine furono affidati al presidente della Camera, Giovanni Leone, nel 1963 e nel 1968, detti "governi balneari" perché nominati subito prima dell'estate e dimissionari in autunno.

GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE - In situazioni di emergenza, tutti i partiti sono invitati a governare assieme. Tipici esempi furono i governi di unità antifascista, fino al 1947. Simile il caso della SOLIDARIETA' NAZIONALE, che fra il 1976 e il 1979 vide il Pci favorire (prima con l'astensione, poi col voto a favore), i governi della Dc. Simile è anche il concetto di governo di RESPONSABILITA' NAZIONALE (proposto oggi dall'Udc).

GOVERNO DEL PRESIDENTE - Il capo dello stato può nominare una persona di sua fiducia, che forma il governo e si presenta alle Camere senza maggioranza precostituita. La figura del governo del presidente, costituzionalmente possibile, è oggetto di diffidenze perché il precedente più importante è quello del governo di Fernando Tambroni del 1960, nominato da Giovanni Gronchi, che ricevette a sorpresa il voto determinante del Msi, e sfociò in una grave crisi politica e sociale.

GOVERNO DI FINE LEGISLATURA - Come quelli Fanfani nel 1983 e nel 1987, nati al solo scopo di gestire le elezioni anticipate.

fonte: www.ansa.it

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giovedì, 31.05.07

Petizione per l'abolizione dei privilegi parlamentari

Vorrei porre all'attenzione di tutti una Petizione del 9 Marzo 2007, indirizzata al Presidente della Repubblica ed ai Presidenti delle Camere.

Punti in rilievo:

Gentile Presidente della Repubblica
gentili presidenti della camera e del Senato della Repubblica

noi crediamo che sia venuto il momento di dire basta a tutte queste situazioni di disuguaglianza, e poiché ritengo che sugli argomenti sopra trattati, non saranno mai assunti, da parte dei nostri governanti privilegiati, gli opportuni provvedimenti, riteniamo necessario dare la parola a tutti i cittadini italiani, per cui rivolgiamo a Voi, con determinazione ed a viva voce, una petizione a nome di tutti i cittadini che la condivideranno.


In particolare, chiediamo:
1) l’eliminazione di tutti i privilegi dei nostri politici (e ci riferiamo a parlamentari italiani ed europei, amministratori regionali e locali, amministratori di aziende pubbliche);

2) la limitazione dell’età massima per partecipare alle elezioni a 70 anni; l’incompatibilità, limitatamente alla durata della carica, dello svolgimento di altre attività, sia di lavoro pubblico che privato, autonomo o dipendente di tutti i politici;

3) la riduzione del numero dei parlamentari eletti dal popolo e dei consiglieri regionali e locali almeno del 30% a partire dalle prossime elezioni;

4) la riduzione degli stipendi dei nostri europarlamentari, le cui retribuzioni dovranno essere parificate a quelle medie dei parlamentari europei, e dei parlamentari e amministratori almeno del 30% e con decorrenza 1/1/2007;

5) la previsione, quale causa di ineleggibilità del parlamentare come anche per la copertura di qualsivoglia incarico di governo, della sussistenza di carichi penali pendenti e di sentenze penali di condanna anche non passate in giudicato.


Chiediamo inoltre che gli On.li Presidenti delle Camere, in considerazione dell’importanza degli argomenti di cui alla presente petizione, vogliano disporne la discussione e la successiva approvazione a Camere congiunte.

Lecce, 9/3/2007

Petizione firmata da 180 Cittadini.

...se hai ritenuto che almeno uno dei 5 punti evidenziati all'interno della petizione, sia da rendere noto, firma. Sarai libero di selezionare solo i punti che condividi

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sabato, 03.03.07

Psicodramma del Partito Democratico

Fassino: segretario dei DS
photo: Enrico Bona

di Antonello Cadinu (Sc. Politiche - Relazioni Internazionali - LUISS Roma)

Dopo aver spuntato la vecchia falce i DS sembrano prossimi ad abbattere la quercia. Ad aprile si terrà, a Firenze, il congresso nazionale e i toni sembrano analoghi a quelli che portarono alla dissoluzione del PCI, a Rimini, nel 1991.

Il pomo della discordia è il Partito Democratico un'entità di cui si sente tanto, troppo, parlare ma di cui si sa ben poco. Il PD vorrebbe essere una trasposizione della tradizione americana in terra europea: un partito che attrae al suo interno una pluralità di tradizioni politiche. Il socialismo è solo un ingrediente e, forse, non è neanche il più importante. Infatti il partito che verrà non è un partito ideologico, ma un partito di individui fondato sulle primarie.

Tale progetto è stato recentemente esplicitato nel "Manifesto per il Partito Democratico", una riedizione contemporanea della più celebre opera di Marx ed Engels. Alle stesura di questa carta fondativa hanno partecipato 15 saggi tra i quali figurano lo storico cattolico Pietro Scoppola e il diessino Luciano Violante.

Dopo un roboante preambolo in cui i democratici dicono di amare l'Italia e il mondo, si passa a questioni di merito. Il tono si fa serioso, quasi apocalittico: "Il XX secolo, insieme a tante straordinarie conquiste, ci ha consegnato un modello di sviluppo che condanna milioni di persone e intere aree del pianeta alla povertà e che, se non subirà modifiche radicali, renderà la terra invivibile". A tutto c'è un rimedio ed in questo caso la soluzione è a portata di mano:si deve solo creare "un partito nuovo, di donne e di uomini, che superi definitivamente le barriere ideologiche che nel secolo scorso hanno diviso le forze riformatrici".

Ma quali sono gli obiettivi e i valori di questo "partito nuovo"? Qui i saggi offrono un'appassionato elenco. Si parte subito con l'europeismo, poi un rapido cenno alle pari opportunità ed alla meritocrazia. A conclusione, in virtù della migliore tradizione politica italiana, non potevano mancare dei riferimenti ai giovani, all'istruzione ed al Mezzogiorno.

Non paghi i saggi si trovano a dover dissertare di laicità. Sul tema la chiarezza non manca: laicità significa: "rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali". Dopo questa definizione di chiara impronta popperiana. Onde evitare un eccesso di liberalismo si precisa che la religione deve intervenire nella sfera pubblica in quanto essa sprigiona delle energie morali vitali per la democrazia. La sintesi di quanto detto può essere affidata ad un sincero "liberal" come Khomeyni: "l'Islam (leggi, anche. Chiesa Cattolica di Roma) è politico o non è". Coerentemente con questa concezione i saggi riconoscono all'unanimità che la Costituzione, con il riconoscimento dei Patti Lateranensi, definisce perfettamente i rapporti Stato-Chiesa.

A chiusura i saggi rendono noto che il grande partito che avrà l'onere di riformare l'Italia e l'Europa si chiama "L'Ulivo". Il grande partito non è altro che la sommatoria di DS e Margherita; di post-excomunisti e di cattolici, veri o presunti tali. Non sbaglia lo SDI di Boselli a dire che questa operazione non è altro che la riedizione, in chiave minore, del compromesso storico berlingueriano. Non sbagliano Angius e Mussi a sollevare qualche legittimo dubbio.

Considerazioni su un governo instabile

prodi

di Serena Percuoco (Sc. Comunicazione - LUISS Roma)

Roma. Gli eventi di questi ultimi giorni ci hanno mostrato un Governo instabile, vittima delle proprie debolezze interne. Dopo la caduta, Prodi convinto da Napolitano, aveva detto che sarebbe tornato solo con una maggioranza forte. Maggioranza davvero fortissima se sono riusciti a vincere al Senato solo grazie a tre voti. Il tutto condito da un altro terribile evento: l’espulsione di Turigliatto da Rifondazione Comunista. L’accusa è di aver tradito il partito, rischiando di far tornare al potere le destre, riportando in un lampo Rifondazione nella stessa crisi già vissuta nel 1998 per motivazioni simili. Turigliatto risponde sostenendo che il suo è un comportamento corretto, che segue la propria coscienza e che non è disposto a prendere ordini da nessuno, tantomeno dal partito.

Ma, a questo punto, la domanda è lecita: è più “ideologica” l’impopolare scelta di Turigliatto, che pur di non venire meno alle proprie idee preferisce andare contro il partito e quindi al governo stesso; o piuttosto quella di Rifondazione, che pur di non lasciare l’Italia alla destra sembra pronta a scendere a compromessi?

Ma forse la vera domanda da porsi è un’altra: è possibile che all’interno di una maggioranza, per governare, sia necessario venire meno alla propria coscienza?

photo: Enrico Bona

Riconfermata la fiducia a Prodi

di Tina Santoro (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

Riforma elettorale, pensioni, politica estera “alla D’Alema”, trasformazioni ed innovazione.

Queste le tematiche affrontate martedì (27 febbraio ndr) dal premier Romano Prodi, nel suo discorso al Senato durato trentadue minuti.

“Formidabile saggio di oratoria democristiana”, sottolineava il giorno appresso il “Corriere della Sera”.

In effetti, il capo del governo è stato ben attento a non menzionare mai temi dolenti quali: Dico, Tav, scalone, che potessero scomodare qualcuno o creare ulteriori divisioni in seno alla maggioranza. Prodi ha, inoltre, ribadito la propria determinazione nel non voler ricoprire esclusivamente il ruolo di amministratore straordinario di una maggioranza in crisi.

Ma Romano puntava alla fiducia al Senato.. passando all’aplomb istituzionale di chi cerca consensi anche oltre la propria coalizione. E nel suo intento è riuscito a ricucire e risanare i rapporti un po’ lacerati, strappando nuovamente la fiducia. Così sulla scia delle polemiche, il governo Prodi, “secondo round”, si accinge a reggere il Paese non si sa ancora per quanto.

Si accettano scommesse sulla durata della sinistra al potere, c’è già chi la intravede all’opposizione, chi spera fino all’ultimo in un miracolo, chi è convinto che si arriverà fino alla fine della legislatura… chi vivrà vedrà!

Mentre Prodi inciampa in politica estera, Padoa-Schioppa commenta i dati diffusi dall’Istat, "motivo di rinnovata fiducia ma non (bisogna) abbandonare la guardia", queste le sue parole. Inoltre, fa sapere il ministro che il Pil è cresciuto invece dell'1,9%, il piu' buon risultato dal 2000. I dati sono migliori delle previsioni del governo. In aumento la pressione fiscale. L'occupazione sale dell'1,6%. Questa è la situazione economica del paese. Molti politici della coalizione di governo hanno fatto sapere che proprio per avanzare nel risanamento della finanza pubblica è necessario non procrastinare le riforme necessarie. Staremo a vedere come intenderà muoversi anche in tal senso il riconfermato premier Prodi ed il suo amatissimo (?) team!

 

giovedì, 01.03.07

Il governo cade, San Remo lo rialza

Romano Prodi
photo: Enrico Bona

di Davide Macchia (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

162 voti favorevoli vs. 157 contrari. Andreotti che preferisce lavarsene le mani, Pallaro che si accorge di non essere in vacanza, Turigliatto che vota la fiducia "a termine", e Follini che dell' "Italia di Mezzo" ha soltanto l'idea. E' questo il quadro di una democrazia, quella italiana, in cui i governi si reggono (o meno)grazie ad un paio di testoline per volta... dov'è allora la volontà collettiva del popolo? Dove la maggioranza decisa e convinta dei cittadini?

Succede a Roma, come succede nel mio paese (San Pietro Vernotico - BR, ndr), succede che Follini, figura simbolo dell'UDC (chi non si ricorda il suo bel faccione nella campagna "IO C'ENTRO"?) quando Casini se ne stava buono buono sulla poltrona di montecitorio, si accorge che con il rientro del "capo" nel partito non ha più spazio, e quindi forse è meglio che se ne vada "in mezzo", e quando anche Pier Ferdy comincia a parlare di centro, ecco che come per effetto di due poli uguali dello stesso magnete ( spezzato a metà ), i due omini si respingono, ed è lì che San Marco supera il guado. Dicevo, succede nel mio Paese, dove un apprezzato medico diventa consigliere d'opposizione fra le fila di Forza Italia. La giunta "rossa" traballa, forti interessi contrastanti, la chiamata dalla regione del signorino Nichy, attrae come una sirena il dottorino verso sinistra (DS ndr), e tac scatta la promozione: l'ex forzista diventa Direttore Sanitario, la giunta è salva e tutti (loro) contenti.

E i cittadini? Che fanno restandosene a guardare? Si parla di bicamerale per una legge elettorale nuova, ma perchè invece non una bella bicamerale fra tutti i cittadini italiani per mandare definitivamente a casa una classe politica (destra e sinistra) vecchia di 30 anni? E' davvero impossibile immaginare un governo tecnico, una legge elettorale degna di tale nome, ed un'Italia che ricomincia a parlare di Democrazia? No, forse no, chiedo troppo, c'è San Remo, guai a perderselo..! L'unica bicamerale riuscita (?) in Italia è solo quella fra i Facchinetti!