domenica, 24.02.08

Life in four images


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Autore: peraspera Categoria: Cultura Ore: 10:59 Commenta

lunedì, 09.07.07

Musica e radici culturali

Intervista a Graziano Galàtone

Graziano Galàtone è nato l’8 ottobre 1973 a Palagianello (Ta). Interprete di canzoni, promotore e organizzatore di numerosi eventi, nel novembre 2002 ha ricevuto il Premio internazionale Rodolfo Valentino per aver contribuito significativamente allo sviluppo culturale e artistico della sua terra. Nel maggio 2004 Lucio Dalla gli ha consegnato il Premio Nazionale Sandro Massimini per essersi distinto come uno dei migliori interpreti di musical nel panorama italiano e come un artista completo ed eclettico. Tra i personaggi interpretati ricordiamo il capitano Febo in Notre Dame de Paris e Mario Cavaradossi in Tosca Amore Disperato.

di Alessandra El Hariri (Sc. Politiche - Relazioni Internazionali - LUISS Roma)


Sei un artista completo ed eclettico: attore, cantante, percussionista… quale è stato il tuo percorso artistico?

Beh, io vengo da una famiglia d’arte. Mio padre è batterista e percussionista quindi, diciamo, che la spinta me l’ha data lui, mi ha messo le bacchette in mano. Poi sono venuti i percorsi scolastici; prima a scuola si faceva del folklore mentre ora sono pochissimi gli istituti che promuovono ancora la musica popolare, quasi avessero un po’ di timidezza nel farlo…Sai, i tempi sono cambiati, l’elettronica ha preso il sopravvento, i suoni veri, antichi che sono la percussione e la voce hanno perso un po’ di importanza: c’è bisogno di metterci qualcosa di più “arrogante” per cercare di arrivare e di catturare l’attenzione del pubblico. Ecco, su questo io non sono assolutamente d’accordo: è proprio dall’essenziale che deve partire l’idea di fare musica! Mi sono sempre basato su questo, ho ricercato i suoni antichi, quelli legnosi, le voci naturali, quelle degli anziani che raccontano le storie, studiando l’accento e la cadenza con cui loro esprimevano i canti popolari. Questa passione c’è stata sin da piccolo, per poi, con il passare degli anni, avvicinarmi sì a una fusione elettronica nei miei brani (che non sono ancora editi perché ho po’ di timore verso le case discografiche), ma sempre utilizzando il computer come un mezzo per migliorare ma non cambiare. Poi, sono arrivato a Roma, la grande città, allontanandomi dalla mia terra. Roma è il centro di smistamento della musica; qui qualcuno può avere l’opportunità di farsi ascoltare. Certo, c’è molta distanza dalla Puglia ma, proprio per questo, respiro la mia terra molto più intensamente di quando vivevo lì.

Ti abbiamo visto partecipare a progetti di notevole rilievo, da Notre Dame de Paris alla Tosca di Dalla. Nonostante il loro grande successo però, continui a mantenere e a coltivare l’amore per la musica popolare della tua terra. Cos’è che ti spinge maggiormente verso questa direzione?

Immagino di essere un’umilissima pianta della vita alla quale bisogna dare i giusti elementi, l’acqua, il concime naturale, perché continui a vivere e a crescere giorno per giorno. A questo punto rivolgo una domanda a me e agli altri: se io non ammettessi questi elementi importanti per la vita di questa pianta, crescerebbe ancora? No! E allora io mi reputo attaccato fortemente, radicalmente alla mia terra, cercando di fare esperienza fuori e portare l’acqua alla mia terra e far sì che la mia terra cresca ed io insieme ad essa. Per chi ha la possibilità di vivere fuori e di conoscere tante realtà che lì purtroppo, a causa dell’informazione guidatissima, non arrivano, è molto importante tornare lì e vedere crescere le cose, o dare l’impulso ai propri compaesani. Tutto questo mi dà la forza per andare avanti e proseguire il mio cammino. Ben vengano poi i grandi spettacoli, come Notre Dame de Paris o Tosca, che mi arricchiscono; ma, ripeto, cerco sempre di mettere nel mio canto qualcosa che ha a che fare con me e con la mia terra.

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venerdì, 15.06.07

Balon Mundial - 1° torneo di calcio per migranti


Lo spot di BALON MUNDIAL - www.balonmundial.it 

'Balon Mundial' è un progetto di mediazione culturale attraverso lo sport, che si propone di avvicinare e far dialogare tra loro le diverse comunità di migranti presenti sul territorio piemontese. Il progetto consiste in un torneo di calcio amatoriale (9 giugno - 1 luglio) in cui ogni squadra è costituita da giocatori provenienti dal medesimo paese. L’aspetto sportivo sarà affiancato da un serie di attività culturali: incontri pubblici concernenti le diverse sfaccettature del fenomeno migratorio, realizzazione di prodotti editoriali e video, concerti di world music, “scambi” culinari.

Il progetto è stato realizzato in partenariato tra 6 associazioni culturali e sportive no profit, rappresentanti le diverse comunità coinvolte e usufruendo della cornice organizzativa della rassegna MuovitiPositivo.

“Balon Mundial” è un progetto di mediazione culturale attraverso lo sport che intende arricchire l’offerta culturale per le nuove comunità insediatesi nel tessuto cittadino. Il background in cui si vuole inserire questa proposta culturale, è la realtà di Torino, tradizionale meta di flussi migratori di assoluto rilievo verificatisi negli ultimi 10-15 anni provenienti da Est Europa, Nord Africa, Africa Subsahariana, America Latina ed Est Asiatico.

Balon Mundial, il primo torneo di calcio per migranti a Torino, non è solo competizione, ma anche dialogo con i nuovi vicini, non solo agonismo, ma anche contaminazione tra diversi.

20 squadre, in rappresentanza di altrettanti Paesi, per un totale di circa 360 giocatori residenti in tutto il Piemonte. E una curiosità: un vero album di «figurine», come quelli della Panini con le foto di tutti i calciatori partecipanti e le descrizioni di ogni Paese (clicca qui per un'anteprima)

Balon Mundial: Calciatori per un mese, eroi per un giorno... 

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martedì, 10.04.07

Le vite degli altri

Le vite degli altri 

di Serena Percuoco (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

Siamo nelle Germania dell’est del 1984, in un Regime devastato dal sospetto verso tutto e tutti, in un Regime che si pone come obiettivo primo la sorveglianza di tutto e tutti. Organo ufficiale del controllo è la Stasi, abbreviazione che sta per Ministero per la Sicurezza di Stato. Gerd Wiesler (Ulrich Muhe) è un ufficiale e fin dall’inizio si dimostra estremamente abile e spietato nel suo lavoro. Viene contattato dal colonnello Anton Grubitz (Ulrich Tukur), perché sorvegli e possibilmente scopra qualcosa di “marcio” nella vita dello scrittore Georg Dreyman (Sebastian Koch). Fine reale dell’operazione non è la sicurezza dello Stato bensì la compagna di Dreyman, Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), di cui si è invaghito il Ministro della Cultura (Thomas Thieme). Ma le cose non andranno così lisce.

Attraverso lo spirito critico degli intellettuali che frequentano la casa del compagno Dreyman, Gerd scopre l’altra faccia della vita. Una vita che esce fuori dagli schemi del Regime, dai suoi grigiori, una vita fatta di amore, di passioni, di libertà intellettuale e spontaneità. Greg viene travolto dalla forza vitale dei suoi sospettati arrivando egli stesso ad amarli. “Io sono il tuo pubblico”. Questa la frase pronunciata da il capitano Gerd Wiesler (Ulrich Muhe) parlando all’attrice Christa-Maria Sieland. In un climax ascendente in cui l’integerrimo capitano della Stasi proprio come un pubblico cinematografico si appassiona sempre di più ai suoi protagonisti fino a diventarne complice. Come spesso accade agli spettatori delle sale desidera fare di tutto perché essi possano salvarsi, pronto perfino a mettere in pericolo la propria esistenza. La differenza è che lui lo può fare ed effettivamente lo fa. Una prova magnifica per il neonato regista Florian Henckel Von Donnersmarck, che al suo debutto gli frutta l’Oscar per il miglior film in lingua straniera del 2007.

La storia, che potrebbe essere una storia vera, è l’esemplare racconto di tutte le vite e di tutti i destini che il Comunismo ha “deviato” in quegli anni. Una film che rappresenta la memoria di quel periodo tanto poco ricordato, soggetto ad una rimozione quasi volontaria come ci dice lo stesso Von Donnersmarck: "Per legge, in Germania tutti i cittadini dell'ex Ddr hanno diritto a consultare il fascicolo contro di loro della Stasi. Ebbene, solo il 10 per cento ha usato questa possibilità: gli altri preferiscono dire che in fondo allora si stava meno peggio di quanto si dice. Per non parlare dei collaboratori della polizia segreta: erano duecentomila, solo due o tre lo hanno ammesso. Gli altri sostengono che il loro risultare collaboratori era una bugia messa in giro proprio dalla Stasi!".

lunedì, 19.03.07

Tornare bambini con Arturo

di Stefania Di Mico (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

Un solaio impolverato con scatoloni pieni di vecchi giocattoli. Un uomo deve fare pulizia e sbarazzarsi di tutte le cose vecchie rimaste in casa, ma i ricordi dell’infanzia lo riportano indietro nel tempo e come per magia si impossessano di lui. Arturo Brachetti, il più grande trasformista dei nostri tempi, si presenta così allo spettatore, come un adulto che pian piano torna ad essere bambino, grazie ai ricordi, alla magia del tempo e alla nostalgia di quello che è stato. E lo spettatore torna ad essere bambino insieme a lui. Una carrellata di personaggi sempre diversi, proposti con ironia e spettacolarità. Il piccolo Arturo prima si trasforma in giocattolo, Spiderman, Barbie e Pinocchio ma poi decide di giocare con le ombre e con una semplice unione delle dita ci porta nel mondo animale. Ma il bambino, si sa, è anche affascinato dal cinema e così diventa James Bond, King Kong, Rossella O’Hara ma anche tanti altri. In pochissimi secondi tutto cambia e il cambiamento è davvero impercettibile, e per questo ancora più magico. Tutti si fanno la stessa domanda “come fa?”, ma forse l’atteggiamento giusto è non chiedersi nulla ed abbandonarsi completamente, proprio come farebbe un bambino. Lo spettacolo si chiude con un inaspettato omaggio a Fellini e ai suoi incredibili personaggi, il tutto accompagnato dalla bellissima musica di Nino Rota. E alla fine di tutto Arturo rinuncia a buttare i suoi scatoloni, perché ha capito che i ricordi sono la parte più importante dell’essere adulti. Arturo Brachetti sarà ancora in tournee in Italia fino a metà aprile, prima a Torino e poi a Napoli.

giovedì, 15.03.07

Le pubblicità censurate in mostra a Roma

Campagna per Benetton by Oliviero Toscani

di Serena Percuoco (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

Non si tratta del nuovo documentario fotografico sulla Chiesa americana ma una delle bellissime pubblicità che si possono trovare fino al 31 marzo al Gate di Termini a Roma. La mostra, intitolata “Pubblicità con giudizio”, si sviluppa in un percorso fotografico e video con tutte le pubblicità censurate negli ultimi quarant’anni. Affianco ad ognuna di queste si trovano tre piccoli riquadri in cui vengono spiegate le ragioni del no, quelle del si, e infine la decisione del Giurì. Guardando la mostra dispiace quasi che gli spot non siano riusciti a passare , in alcuni casi si tratta di vere e proprie opere d’arte e la loro censura ci fa solo comprendere quanto il “Bel Paese” sia saldamente ancorato al potere Temporale. Chi ha detto che lo Stato Vaticano non è uno Stato?

lunedì, 05.03.07

Perché Sanremo è Sanremo

Click for the gallery di Stefania Di Mico (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

photo: Davide Macchia

L’orchestra suona il motivetto mentre si alza il sipario e svela un palcoscenico totalmente rinnovato (si è tornati al bravissimo Castelli). Baudo scende la scalinata e raccoglie applausi da tutta la platea contenta di rivederlo al suo posto, il posto che gli è più congeniale. La sua co-conduttrice, Michelle Hunziker, decide di cominciare come nessuno si aspettava: intonando (o almeno provandoci) una canzone del suo Eros. Così è cominciato il Festival di Sanremo 2007.

Ed è subito polemica, come ogni anno. Polemiche sui conduttori e sui loro compensi, polemiche sulle canzoni ed ancora polemiche sulla presunta noia che susciterebbe questa kermesse musicale che forse andrebbe svecchiata, anche se nessuno sa bene come. Ma al di là di tutti questi chiacchiericci sono arrivati, subito dopo le prime serate, i risultati dello share, nettamente positivi accompagnati da una buona critica delle canzoni, quest’anno dai temi più impegnati e meno sanremesi rispetto agli anni passati.

Un successo per Baudo e per la sua conduzione elegante e professionale. E le canzoni? Ad aggiudicarsi la vincita nella sezione giovani e premio della critica “Mia Martini” è Fabrizio Moro con la sua “Pensa”, canzone coraggiosa dedicata a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e a tutte le vittime della mafia. A primeggiare sui big, non è la bellissima canzone di Tosca o la divertente Paranza di Daniele Silvestri, ma la dolcissima “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi, che affronta un tema delicato com’è quello dei malati mentali. Prima volta che la giuria del Festival premia temi impegnati. E per fortuna, direi, dato che non sono mai stati considerati negli anni passati. Si dicono sempre tante cose sul Festival e spesso solo negative. Snobbismo e indifferenza in tutti i giovani verso questo spettacolo rendono superficiali e fin troppo scontate le critiche. Pippo Baudo è ormai troppo vecchio per condurre e nel panorama della musica italiana non c’è niente che valga davvero. Roba da italiani, troppo italiani. Ci siamo stancati di vedere questo Festival tutti gli anni. Queste le frasi che si sentono in giro per la strada. Peccato che troppe volte non si considera l’importanza di questo spettacolo nel panorama televisivo italiano, caratterizzato ormai quasi solo da reality e talk show di bassa qualità.

Il Festival è uno dei pochi veri spettacoli che restano all’Italia, uno spettacolo che è rimasto immutato nelle sue caratteristiche principali per 57 edizioni e che ogni anno, volente o nolente, fa parlare di sé.

venerdì, 02.03.07

Inland Empire – L’Impero della Mente (D. Lynch)

di Annalisa Arcaleni (Lettere e Filosofia - D.A.M.S. - Università di Firenze)

INLAND EMPIRE viene presentato per la prima volta al Festival di Venezia 2006, è il primo film di Lynch ad essere stato girato interamente in digitale, scelta del regista di abbandonare la pellicola, forse per sempre. Il titolo è tratto dal nome dell’omonima area metropolitana a est di Los Angeles dove è ambientata la storia, anche se gran parte del lungometraggio è girato in Polonia, con attori locali.

Lynch ha finanziato la produzione, e la distribuzione negli Stati Uniti e in Canada di tasca propria, parzialmente aiutato da una casa di produzione francese: ed è qui che possiamo notare la voglia da parte delle grandi Major di boicottare il film, presente in non più di 15 sale in Italia. La voglia di boicottaggio nasce solo dal fatto che il film è stato girato interamente in digitale, come affermano le grandi case di produzione? Questo non lo sappiamo, ma è sicuro che ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte (ahimé, perché sia tale va emigrata, fatta diventare spazzatura) che ci terrorizza, perchè non la capiamo. Ci troviamo di fronte a qualcosa che, per colpa della nostra ignoranza, non sappiamo definire.

E’ arte visiva? E’ cinema del futuro? Forse quest’opera un nome nemmeno lo ha! La trama ruota attorno ad una donna innamorata e in pericolo: è la storia di un mistero che ci apre nuovi mondi. Un labirintico viaggio (senza meta) all’interno della mente di Lynch, un viaggio che dura quasi tre ore e che rifiuta ogni logica narrativa e pare procedere per associazione di idee; dimensioni parallele, con porte spazio-temporali in grado di superare i confini della mente, l’incontro tra passato e futuro (“se oggi fosse domani?” ). Non è necessario trovare una logica, l’importante è lasciarsi andare al flusso, seguendo i disegni e i fantasmi del proprio inconscio, perché il cinema di Lynch è fatto anche di puro piacere della visione. Una sceneggiatura scritta giorno per giorno, con riprese anticonvenzionali e alterate (la macchina da presa che sta a ridosso dei personaggi come per darci un senso claustrofobico) che seguono il ritmo della narrazione. Paura, angoscia, terrore, smarrimento, trauma visivo dato da violenti flash di luce (buio/luce), sono le principali sensazioni che ci comunica il film, la voglia di scappare dalla sala (non per noia!) si contrappone alla voglia di rimanere per cercare un minimo indizio al fine di ricomporre un puzzle ormai sbriciolato e ridotto in frantumi. Lynch non lancia messaggi, non vuole insegnare niente, non indica vie di fuga, fa cinema e basta e lo fa pensando a sé e non allo spettatore, sovrapponendo arte e vita, verità e finzione, realtà e rappresentazione, veglia e sogno.

INLAND EMPIRE (il maiuscolo è d’obbligo) ci dice che la realtà ha un limite e che questo lo conosciamo in sogno, che in realtà le cose possono stare in un altro modo, ma soprattutto ci dice che: “va tutto bene, stiamo solo morendo”.

lunedì, 26.02.07

OSCAR - Giustizia è fatta

Ennio Morricone - Oscar alla carriera 
di Vito Miraglia (Sc. Politiche - Comunicazione - LUISS Roma)

Finalmente l'Academy ha riparato a due grossolani errori commessi in passato. La sesta nomination di Martin Scorsese non poteva andare a vuoto, era cinematograficamente insostenibile, e così è stato premiato per la regia del bellissimo The Departed. Mentre dopo 5 candidature inspiegabilmente rimaste tali, Ennio Morricone ha ricevuto uno strameritato Oscar alla carriera dalle mani di Clint Eastwood (standing ovation perEnio Moriconi!). E il pensiero va dritto dritto a Sergio Leone, incompreso da Hollywood per il meraviglioso C'era una volta in America. L'altra lieta notizia è l'Oscar per i costumi di Marie Antoinette a Milena Canonero, costumista tra le più affermate, già premiata per Barry Lyndon e disegnatrice delle mitiche tutine di Arancia meccanica. Come per la scorsa edizione, non c'è stato nessun film "pigliatutto". The Departed ha vinto quattro statuette, miglior film, migliore sceneggiatura non originale e miglior montaggio, battendo Babel. Oscar già previsti per Hellen Mirren per The Queen e Forest Whitaker per L'ultimo re di Scozia, quarto attore di colore a vincere il premio. Due premi sono andati a Little Miss Sunshine, vera sorpresa della scorsa stagione cinematografica: migliore sceneggiatura e miglior attore protagonista Alan Arkin, il nonnetto cocainomane della protagonista. E due Oscar se li è aggiudicati anche An incovenient truth, il corto di Al Gore sui cambiamenti climatici. Hollywood, dopo essersi schierato con una superdonazione a favore di Barak Obama, candidato alla Casa Bianca per il Partito Democratico, ha ribadito la sua ostilità verso Bush, colpevole fra l'altro di non essersi mai impegnato per risolvere i problemi ambientali. L'unico rammarico è l'indifferenza dell'Academy verso Bobby, il film su Robert Kennedy, che non ha ricevuto nemmeno una nomination. Political uncorrect, altro che Borat.